No, Netflix non vuole far chiudere i cinema: questa novità piacerà molto agli amanti dei film

Una promessa che riapre le tende rosse, non le chiude: un patto di 45 giorni per ridare aria alla sala, senza togliere magia allo streaming. Una stretta di mano che prova a far convivere due mondi che, in fondo, cercano la stessa cosa: pubblico, attenzione, emozioni condivise.

A volte basta sedersi in una sala. Il telefono tace, lo schermo domina, il suono avvolge. E ti ricordi perché il cinema, quello vero, non è un semplice contenitore di contenuti. In questo scenario arriva un segnale inatteso: Netflix non vuole “uccidere” i cinema. Anzi, alza la posta.

No, Netflix non vuole far chiudere i cinema: questa novità piacerà molto agli amanti dei film
No, Netflix non vuole far chiudere i cinema: questa novità piacerà molto agli amanti dei film – ferrarafestival.it

Negli ultimi anni, gli studi tradizionali hanno assestato la cosiddetta “finestra” a circa 45 giorni: prima la uscita in sala, poi lo streaming. Prima della pandemia si parlava di 75-90 giorni; oggi l’equilibrio è diverso, più rapido ma ancora rispettoso del box office. Funziona? I dati suggeriscono di sì: il botteghino mondiale nel 2023 è risalito verso i livelli pre‑2020, pur con differenze tra mercati e mesi. Una finestra breve dà slancio ai ricavi in sala e mantiene alta l’attenzione quando il titolo approda a casa.

E qui sta la novità. Secondo quanto emerso, Netflix avrebbe promesso una finestra di circa 45 giorni per i suoi film prima dell’arrivo in piattaforma, e sta parlando con le principali catene di sale. Non è un dettaglio. Finora il colosso ha preferito uscite limitate, in poche settimane e in poche città, spesso per titoli da premi.

Ricordate “Roma” o “The Irishman”? Esperienze preziose, ma circoscritte. “Glass Onion” nel 2022 ha fatto rumore: una sola settimana, circa 600 schermi negli USA, e incassi stimati di tutto rispetto pur senza cifre ufficiali. Oggi il segnale è più ambizioso: aprire la porta a una distribuzione più ampia e a una reale corsa in sala.

Cosa cambia per Netflix e per i cinema

Per Netflix, una finestra di 45 giorni crea valore di marca. La sala certifica che un titolo è un evento, amplifica il passaparola, rafforza l’appeal verso gli abbonati quando il film arriva in piattaforma. È anche un volano per i premi: alcune Academy e festival guardano con favore alle uscite theatrical. Non è un caso che Netflix abbia restaurato e riaperto spazi come il Paris Theater a New York o l’Egyptian a Los Angeles: luoghi-simbolo, non depositi.

Per gli esercenti arrivano nuovi contenuti in settimane spesso scoperte, tra un franchise e l’altro. Contano i numeri, certo, ma conta anche la varietà: commedie, autori, storie medie che con la sola campagna streaming rischiano di perdersi. Il pubblico, quando trova un film che “chiama” la visione condivisa, risponde: lo si è visto negli ultimi mesi con diversi titoli-evento che hanno trasformato le sale in luoghi sociali, non solo in poltrone.

Non è confermato se la finestra varrà per tutti i film originali o solo per quelli più attesi. Non sappiamo se le catene principali accetteranno condizioni economiche e di programmazione uguali a quelle degli studios. E cambiano le regole paese per paese: in Francia, per esempio, la cronologia dei media è più rigida e i tempi sono più lunghi. Inoltre, resta il tema della trasparenza sugli incassi: finché i dati non saranno comunicati con regolarità, sarà difficile misurare l’impatto sul box office.

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