Sanremo toglie certezze e amplifica tutto. Una frase di Fedez racconta perché l’Ariston resta il suo banco di prova più difficile.
Sanremo, per Fedez, non è mai soltanto una canzone in gara. È un passaggio delicato, un punto di frizione tra ciò che mostra e ciò che vorrebbe tenere sotto controllo. Anche questa volta il ritorno all’Ariston arriva in un momento carico di significati, perché si inserisce in una fase in cui la sua presenza pubblica continua a essere osservata, interpretata, sezionata.

Il brano che porterà al Festival è solo una parte del discorso. Attorno c’è tutto il resto: le aspettative, il peso delle precedenti partecipazioni, il modo in cui ogni gesto viene letto prima ancora di essere compreso. Fedez non è mai stato un artista che si limita a salire su un palco. È sempre entrato in scena con un’idea precisa di ciò che quel palco rappresenta.
Nel suo percorso nulla è stato davvero lasciato al caso. Non perché tutto fosse pianificato in modo freddo, ma perché la gestione della narrazione è sempre stata una componente essenziale del suo stare nel pop. Sapere quando esporsi, quando arretrare, quando parlare e quando tacere. Finché questo equilibrio tiene, Fedez appare lucido, centrato, persino leggero.
Sanremo, però, è un’eccezione. È uno dei pochi luoghi in cui l’artista entra in una macchina più grande di lui, con tempi, rituali e aspettative che non controlla fino in fondo. Ed è proprio qui che, a un certo punto, emerge una frase che vale più di tante analisi.
La frase di Fedez detta a margine del Festival
Lo ha ammesso parlando con il Corriere della Sera durante la settimana sanremese: l’Ariston è uno dei pochi posti in cui sente di non riuscire a controllare la narrazione. Una frase detta senza costruirci attorno un manifesto, quasi lasciata cadere, ma che racconta molto del suo rapporto con il Festival.

Per un artista che ha costruito la propria carriera anche sulla capacità di governare il racconto pubblico, questa perdita di controllo è destabilizzante. Sanremo non concede appigli: tutto è amplificato, ogni parola pesa più del previsto, ogni silenzio diventa materia di interpretazione. È un contesto che espone, prima ancora di giudicare.
Guardando alle precedenti partecipazioni di Fedez, questa dinamica emerge con chiarezza. Nei momenti in cui la percezione pubblica gli è sembrata ingestibile, sono arrivati gli strappi. Gesti forti, prese di posizione che hanno spostato il discorso oltre la musica. Non improvvisazioni, ma reazioni. Tentativi di riprendersi il centro della scena quando il centro sembrava scivolare via.
È qui che cade una delle letture più pigre che spesso accompagnano il suo nome. Ridurre tutto a una ricerca di visibilità significa non cogliere il punto. Fedez cerca un ordine, una traiettoria riconoscibile. Quando quella traiettoria si spezza, prova a ridisegnarla in tempo reale. Anche a costo di pagare un prezzo alto.
Perché Sanremo resta il banco di prova
La prossima partecipazione al Festival, in coppia con Marco Masini, si muove esattamente su questa linea sottile. La canzone conta, ma non basta a spiegare l’interesse che ruota attorno al suo ritorno. Conta il contesto, conta il modo in cui riuscirà a stare dentro un racconto che non dipende solo da lui.
Il successo di Fedez non è mai stato casuale perché nasce da una consapevolezza profonda del proprio ruolo pubblico. Ma anche le sue crisi non lo sono. Arrivano quando quella consapevolezza vacilla, quando la mappa non è più chiara. Sanremo è questo: il luogo dove la bussola può girare a vuoto e dove ogni volta è costretto a ridisegnarla davanti a tutti.





