Hai un fermo amministrativo sull’auto? C’è una nuova legge che ti offre una soluzione preziosa

Se la tua auto è ferma da mesi, bloccata da un debito e da un guasto che non conviene riparare, potresti finalmente avere un’uscita pulita e legale. Una novità normativa sblocca una situazione che sembrava senza vie d’uscita, e lo fa con buon senso.

Chi ha vissuto un fermo amministrativo lo sa: l’auto diventa un peso. Non puoi circolare. Non puoi venderla. Spesso non puoi nemmeno rottamarla. Intanto occupa spazio, si svaluta, crea ansia. E se il motore è fuso o la scocca è danneggiata, il paradosso è completo: un veicolo non marciante che non puoi togliere di mezzo.

Hai un fermo amministrativo sull'auto? C'è una nuova legge che ti offre una soluzione preziosa
Hai un fermo amministrativo sull’auto? C’è una nuova legge che ti offre una soluzione preziosa

In Italia l’età media del parco circolante supera i 12 anni. Vuol dire tanti mezzi fragili, parcheggiati a lungo, assicurazioni sospese, bollette che bussano. Ho visto utilitarie del 2008 diventare piccoli monumenti alla burocrazia: coperte da un telo, quattro gomme a terra, un debito con lo Stato che congela ogni scelta.

C’è un punto, però, su cui vale la pena fermarsi: la differenza tra il debito e l’oggetto su cui grava. Il fermo è un vincolo sull’auto, non la sostanza del debito. Il credito rimane. Ma il mezzo, in certe condizioni, può avere un destino diverso.

Cosa cambia con la nuova norma

Una nuova legge introduce una deroga attesa: è possibile la demolizione di veicoli non marcianti anche se gravati da fermo amministrativo. In pratica, se il mezzo è inutilizzabile, puoi consegnarlo a un centro di raccolta autorizzato, ottenere il certificato di rottamazione e richiedere la cancellazione al PRA. Attenzione: la rottamazione non estingue la cartella. Il debito resta e seguirà il suo percorso ordinario. Ma sparisce il blocco fisico di un bene ormai inutile.

Marco ha 1.200 euro di cartelle e una citycar con il motore fuori uso. Fino a ieri, il fermo lo inchiodava al cortile. Con la nuova regola, presenta l’attestazione che l’auto non è marciante, la affida a un centro autorizzato, ottiene la cancellazione. Risultato: niente più bollo auto futuro, niente rischio di abbandono, niente spese di custodia. Il debito? Rimane. Ma almeno smette di pagare il prezzo dell’immobilismo.

Fai una visura al PRA per confermare il fermo. Contatta un demolitore autorizzato e chiedi le condizioni per il ritiro a domicilio. Procurati una dichiarazione che certifichi il veicolo come “non marciante” (l’officina o il centro stesso ti guideranno). Consegna targa, carta di circolazione e documento di proprietà; se mancanti, usa una dichiarazione sostitutiva. Ricevi il certificato di rottamazione e verifica la cancellazione al PRA. Conserva copia di tutto: è la tua rete di sicurezza.

Costi e limiti

Le spese operative variano: ritiro e rottamazione possono costare da poche decine a qualche centinaio di euro, a seconda della distanza e delle condizioni del mezzo. Gli oneri amministrativi sono contenuti ma non nulli. Restano esclusi i veicoli sotto sequestro o confisca. Al momento, per alcuni dettagli operativi si attendono istruzioni applicative degli uffici (modulistica e tempistiche precise): meglio chiedere conferma al centro di raccolta o all’ACI locale prima di fissare il ritiro.

Questa novità è piccola solo in apparenza. Riduce sprechi, libera spazi, taglia rischi ambientali e psicologici. Soprattutto, separa il credito dalla prigionia di un rottame. È un modo adulto di guardare ai problemi: pagare ciò che è dovuto, sì, ma senza trascinare con sé ciò che è già fine corsa. A volte, per ripartire, basta togliere di mezzo ciò che non può più muoversi. E tu, cosa faresti del posto che si libera quando un peso scompare dal cortile?

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