Marco Masini torna a Sanremo: l’istante esatto in cui è cambiata la sua carriera

Non è una rivincita. È una postura. Masini arriva a Sanremo con Fedez e un titolo che suona come verità: “Male necessario”.

Sanremo 2026, per Marco Masini, non è il solito giro di giostra. Questa volta c’è un dettaglio che sposta tutto: in gara ci va in coppia con Fedez, e il brano si chiama “Male necessario”. Non è un titolo qualunque. Sembra una frase detta a bassa voce dopo una notte lunga, quando si capisce che alcune tempeste non si evitano, si attraversano.

Marco Masini sorride
Marco Masini torna a Sanremo: l’istante esatto in cui è cambiata la sua carriera (AnsaFoto) – ferrarafestival.it

Il pezzo è stato presentato pubblicamente nelle settimane di avvicinamento al Festival, anche negli spazi Rai legati a Sanremo. In quelle occasioni Masini e Fedez hanno raccontato l’idea del brano come una forma di passaggio: il dolore come strada, non come posa. Non è marketing, è il loro lessico. E su Masini, questo lessico, pesa più che su chiunque altro.

Qui nasce il pretesto dell’articolo. Non è una citazione letterale, è una sensazione che accompagna la sua storia da decenni: non essere mai “perdonato” davvero. Per un’etichetta, per una stagione, per un pregiudizio. Masini è uno di quei nomi che il pubblico crede di conoscere, ma che in realtà ha visto quasi sempre attraverso un filtro.

Non una rivincita: una postura

Negli anni Novanta la sua carriera è stata enorme e poi improvvisamente più complicata, anche per la famigerata diceria che lo voleva portatore di sfortuna. Lui ne ha parlato più volte, tornando su quel periodo come su una ferita reale e non come su una leggenda folcloristica.

In un monologo a “Le Iene”, Masini ha detto una cosa chiarissima: l’unico che ha davvero danneggiato, in quella storia, è stato spesso sé stesso. Abbagliato da scorciatoie, disorientato dal rumore, lontano dalla musica che contava.

È un passaggio importante perché ribalta la narrazione comoda. Non c’è solo “il mondo cattivo” o “la stampa cattiva”. C’è un artista che ammette i propri errori, ma senza accettare la caricatura. E in mezzo c’è la parte più dura: la sensazione che alcune cose, una volta appiccicate addosso, non vadano via nemmeno quando cambiano gli anni, le mode, i palchi. Ed è lì, quando ha assunto questa consapevolezza importante, che Marco ha cambiato la sua carriera arrivando anche a vincere il Festival.

In un’intervista al Corriere Fiorentino (maggio 2022) Masini è tornato su quelle etichette e sul modo in cui lo hanno costretto a fare i conti con un periodo di isolamento vero. Anche qui, niente romanzi: solo la constatazione di quanto sia facile essere ridotti a una parola. “Iettatore”. “Depresso”. “Negativo”. Tre timbri e una carriera diventa una sentenza.

Perché la coppia con Fedez ha senso

Ecco perché la coppia con Fedez, a Sanremo 2026, non è solo una curiosità da copertina. È un incrocio di storie. Fedez è uno che vive il palco come una guerra di narrazioni. Masini è uno che quel tipo di guerra l’ha già persa e poi l’ha ricostruita, pezzo per pezzo, senza chiedere permesso. Insieme portano una canzone che, già dal titolo, dice: il male non si glorifica, si comprende. E poi si decide cosa farne.

Marco Masini con Fedez
Perché la coppia con Fedez ha senso (AnsaFoto) – ferrarafestival.it

La cosa interessante è che Masini non sembra arrivare a Sanremo con l’aria di chi cerca una rivincita. Arriva con un’altra postura, più adulta e più scomoda: quella di chi non pretende più di essere capito da tutti, ma non accetta più di essere ridotto a slogan. È una differenza enorme, e si sente anche nel modo in cui parla del percorso recente. “Male necessario” entra nel suo nuovo album, annunciato per il post-Festival, come se fosse una tappa naturale e non un’operazione.

Se il Festival è davvero uno specchio che ingigantisce tutto, allora Masini lo usa nel modo più coerente possibile. Non per farsi perdonare. Non per chiedere scuse. Ma per ricordare, con calma, che certe etichette non sono verità. Sono storie raccontate dagli altri. E a un certo punto, dopo anni, arriva il momento in cui uno decide di riprendersi la voce.

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