Niente passerelle e niente pose. A Giffoni contano le domande, il confronto e una settimana che resta addosso.
Chiamarlo “Cannes per ragazzi” è una scorciatoia che funziona solo a metà. Serve a spiegare in fretta, ma rischia di fraintendere il senso profondo dell’esperienza. Cannes è vetrina, industria, rituale adulto. Giffoni nasce e cresce con un’altra ambizione: mettere al centro i ragazzi non come pubblico da intrattenere, ma come interlocutori veri.

La prima differenza è strutturale. A Giffoni i ragazzi sono giuria. Guardano i film in concorso, li discutono, li votano. Non assistono a un evento, ne fanno parte. Questo dettaglio cambia radicalmente il clima: le domande non sono di circostanza, le risposte non possono esserlo. Chi arriva al festival sa che dovrà confrontarsi con una platea attenta, curiosa, capace di andare al punto senza filtri.
La seconda differenza è culturale. Giffoni non costruisce distanza tra chi racconta e chi ascolta. Il cinema diventa uno strumento per parlare di identità, paure, relazioni, famiglia, futuro. Non in modo didascalico, ma attraverso storie. Quando un ragazzo riconosce un pezzo di sé in un film, accade qualcosa di semplice e potente: si sente coinvolto, non spiegato.
Il Festival di Giffoni e i grandi del passato: quella frase di Truffaut che è un manifesto
La terza differenza è geografica, ed è tutt’altro che secondaria. Giffoni Valle Piana è un paese, non una metropoli. Questo significa meno dispersione e più incontri. Ci si rivede, ci si riconosce, si continua una conversazione iniziata ore prima. In una grande città l’esperienza si frammenta. Qui si concentra. E quando un festival diventa luogo, smette di essere solo un evento e diventa una memoria condivisa.
Perché Giffoni resta addosso
C’è poi una differenza più sottile, che emerge solo col tempo. A Giffoni si impara a stare dentro una discussione. A sostenere un’opinione, ad ascoltare chi non è d’accordo, a cambiare idea se serve. È un allenamento silenzioso, ma decisivo. In un’epoca di giudizi rapidi e risposte immediate, questa capacità è rara e preziosa.
Molti partecipanti lo capiscono verso la fine, quando la stanchezza si mescola alla soddisfazione. Non è stata una settimana comoda, né leggera. È stata intensa. E proprio per questo ha lasciato qualcosa. Non una collezione di momenti, ma un modo diverso di stare nelle cose. Di guardare, di parlare, di scegliere.
Per questo l’etichetta “Cannes per ragazzi” non basta. Giffoni è una palestra emotiva e culturale travestita da festival. Si va per vedere film, spesso si torna con qualcosa di più utile: la capacità di restare presenti dentro una conversazione, anche quando è complessa. E oggi, paradossalmente, questa è una delle esperienze più moderne che si possano fare.





