Prendere quota senza ansia. Conoscere le regole dei droni in Italia è come montare le eliche: un gesto semplice, se qualcuno ti mostra l’ordine giusto.
Ti preparo un volo a bassa quota dentro la burocrazia. Piccole isole di pratica. Pochi giri di vite. E l’idea che volare con un drone nel 2026 può essere sicuro, legale e divertente.

In Italia le regole le scrivono l’Europa e le applica l’Italia. L’UE, tramite EASA, ha fissato il quadro comune (Reg. 2019/947 e 2019/945). L’ente nazionale è ENAC: pubblica linee operative, riconosce attestati e gestisce le UAS geographic zones. Scopo chiaro: proteggere persone, aeromobili e privacy in uno spazio aereo condiviso. Se ti sembra tanta carta, pensa a uno standard unico: volare a Milano o a Lisbona cambia poco quando conosci gli stessi pulsanti.
Nella categoria “Open” ci sono tre sottoinsiemi. Scegli quello e capisci cosa puoi fare.
A1: voli sopra persone non coinvolte sono possibili, ma mai sopra assembramenti. Tipico per droni sub-250 g o di classe C0/C1. Consiglio: sorvola corto e passa via.
A2: voli “vicino” alle persone, con distanza orizzontale minima di 30 m (riducibile a 5 m con modalità slow sui droni C2). Serve l’attestato A2.
A3: voli “lontano” da persone e aree abitate. Tieni almeno 150 m da zone residenziali, industriali, commerciali o ricreative.
Altro numero che non cambia: 120 m è l’altezza massima AGL nella Open, salvo eccezioni previste dalle zone.
Obblighi del pilota: registrazione, assicurazione, “LIM”
Registrazione operatore UAS: obbligatoria se il drone ha camera/sensori o pesa >250 g. In Italia si ottiene l’ID e il QR su D-Flight e lo si applica al drone.
Assicurazione RC: richiesta per i droni non giocattolo. Copre danni a terzi. Non partire senza.
Formazione: attestato A1/A3 con corso e test online; A2 con esame teorico più autoformazione pratica.
Marcature e identificazione: mantieni la classe Cx se presente e, per i modelli C1/C2, verifica la identificazione elettronica (Remote ID).
Nota su “LIM”: la sigla non è standard ENAC/EASA. Qui la intendo come “etichetta/identificativo e marcature obbligatorie”. Se cercavi altro, non ci sono indicazioni ufficiali univoche con quella sigla.
Dove non volare e come leggerlo in due minuti
Le no-fly zones vivono sulle mappe ufficiali delle UAS geographic zones di D-Flight. Apri la mappa, abilita il layer UAS, inserisci il punto, leggi le condizioni: CTR aeroportuali, aree militari, parchi, infrastrutture critiche, quote massime, finestre orarie, eventuali permessi. Se una zona è rossa, non decolli in Open. Ricorda anche: niente assembramenti, sempre VLOS (drone in vista) e rispetto della privacy.
Ed ecco alcuni consigli rapidi per il primo decollo:
- Pre-volo di 60 secondi: batteria, eliche, bussola, home point, vento.
- Imposta il Return to Home sopra gli ostacoli reali della zona.
- Mantieni buffer orizzontale: 50 m da persone e ostacoli al primo volo.
- Voli brevi: 5 minuti, atterra, rivedi il log, riparti.
- Geozone sempre aperte sul telefono, in modalità offline se possibile.
- Filtra il segnale: niente decolli accanto a ripetitori o tralicci.
- Racconta cosa fai: due parole ai passanti riducono le segnalazioni.
Ogni decollo è un patto con il cielo. Che scena vuoi vedere oggi, sapendo che conosci le regole meglio del tuo indicatore di batteria?





